Milan, Europa League fondamentale. Ma Seedorf merita comunque la conferma: invece è a rischio…

L’Europa League è più vicina ma non pochi tifosi del Milan storcono il naso. Preferirebbero non arrivare quinti o sesti perché considerano la vecchia Coppa Uefa una competizione ‘minore’, inutile e addirittura dannosa per la prossima stagione. Si sbagliano di grosso. Per una serie di motivi.

Anzitutto per una squadra che ha fatto e continua a fare dell’immagine e della visibilità oltre i confini nazionali (per un decennio il campionato italiano è sempre stato un obiettivo secondario della dirigenza rossonera) uno dei suoi capisaldi non disputare le coppe europee sarebbe certamente una débâcle. Significherebbe frenare il progetto di sviluppo sui mercati esteri rendendo ancora più complicata la ricerca di soci e nuovi investitori stranieri iniziata la scorsa settimana da Barbara Berlusconi. Non si tratta comunque di una semplice questione di prestigio e di marketing.
Sebbene gli introiti non siano quelli derivanti dalla Champions League, la partecipazione all’EL garantisce entrate che possono arrivare fino a 25 milioni di euro. Lo spiega con dovizia di particolari un articolo di Panorama. In un periodo di crisi economica questi soldi rappresentano una boccata d’ossigeno, soprattutto per le casse del Milan. E’ finita l’era dei grandi investimenti da parte della famiglia Berlusconi. Ogni milioncino in più è dunque oro che cola.
Inoltre senza Europa diversi giocatori (Balotelli, De Sciglio, El Shaarawy)  potrebbero vacillare di fronte ad altre offerte e lasciare Milanello. Per lo stesso motivo acquistarne di nuovi e di valore rischia di diventare un’impresa. Il ‘pericolo’ è concreto. La rosa, già non all’altezza, non può permettersi un ulteriore impoverimento con altre perdite nella difficile fase di ricostruzione societaria e tecnica.
Va poi ricordato che nella bacheca del Milan manca un solo trofeo, proprio l’Europa League. Perché non provare a vincerla? E’ la strada più praticabile (attenzione, non una passeggiata) per tornare ad alzare un trofeo a distanza di 4 anni e permetterebbe altresì di disputare la Supercoppa Europea…Il tanto decantato Atletico Madrid è partito da qui…
In vista della prossima annata Juventus, Roma, Napoli e in parte Fiorentina restano infatti decisamente superiori al club di via Aldo Rossi. Impossibile solo anche pensare allo scudetto e forse persino alla qualificazione in Champions League. Quindi non è il caso di fare gli ‘snob’: i tempi sono cambiati e bisogna adeguarsi.
Infine non è affatto detto che non giocare durante la settimana avendo come unico impegno il campionato sia positivo e porti per forza a buoni risultati. L’Inter di Mazzarri ne è l’esempio lampante. Non basta preparare bene le partite e allenarsi senza fastidi al giovedì per ottenere i tre punti. Il calcio non è una scienza esatta: il Milan di Capello nel ’97/’98 arrivò undicesimo…

Capitolo allenatore. Da quando siede sulla panchina rossonera Clarence Seedorf ha ottenuto 26 punti. Meglio di lui hanno fatto solo la Juventus (35) e la Roma (31). Sono sufficienti questi numeri per stabilire che l’olandese sta lavorando bene. Ha ottenuto quattro vittorie consecutive portando il Diavolo a -3 dal Parma e a -5 dall’Inter, mentre in Champions è stato eliminato dal formidabile Atletico di Simeone, giocando alla pari nella gara di andata a San Siro. La sua impronta comincia a vedersi: il 4-2-3-1 è ormai diventato il modulo di base in cui il nuovo acquisto Taraabt è un interprete fondamentale, così come al centro della difesa il francese Rami. L’altro arrivato, Honda, a poco a poco ha acquisito fiducia. In poche parole tutti gli acquisti sono stati valorizzati dal neo allenatore. L’ex centrocampista ha portato avanti con tenacia le proprie idee e i risultati finalmente si vedono. Il gioco non è ancora spettacolare ma il Milan almeno ha un’identità riconoscibile. Scusate se è poco…
Eppure…Eppure Seedorf è ancora (clamorosamente) in discussione. Sui vari quotidiani si paventa un suo esonero in caso di mancato raggiungimento della quinta posizione e quindi di sorpasso ai danni dei cugini. Con il materiale a disposizione raggiungere il sesto posto, alla prima esperienza in panchina, sarebbe quasi un miracolo. Per la dirigenza a quanto pare non basta. Si chiede l’impossibile. Per quale ragione?
Pare una scusa bella e buona. I modi di Seedorf non piacciono. Probabilmente è un personaggio ‘ingombrante’, la sua forte personalità dà fastidio: non accetta di farsi telecomandare e guidare dall’alto e da Galliani. Si preferirebbe una persona più accomodante? Andiamo oltre. Alcuni giornali hanno rivelato mugugni di alcuni giocatori messi ai margini (su tutti Abate) e altri episodi (ritardi agli allenamenti, richieste, da parte dell’allenatore, di uova strapazzate in camera a Madrid) che dovrebbero rimanere ‘privati’. Un tempo regnava il più stretto riserbo su quanto accadeva a Milanello e nei dintorni: il mondo Milan era velato. Cosa è successo? Qualcuno dall’interno rema contro e fa la spia con i giornalisti? A sollevare il dubbio è stato lo stesso Seedorf dopo Milan-Catania. Lavorare in simili condizioni, senza godere della fiducia del datore di lavoro e dovendo lottare contro ‘delatori’ non è semplice. Peraltro il trattamento della stampa appare meno benevolo rispetto a quello riservato a Massimiliano Allegri. In sostanza l’attuale guida è al centro di un fuoco incrociato, inspiegabile dal lato sportivo ma ben spiegabile dal punto di vista delle dinamiche di ‘potere’ della società Milan. Una società in perenne confusione, lontana, anzi lontanissima parente di quella riconosciuta da tutti come modello…

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