Il ricordo di De Falchi visto da Milano e un appello, tra romanisti e milanisti torni il sereno

Articolo apparso originariamente su NoiRoma.tv (http://www.noiroma.tv/wdp/?p=11185). 4 giugno 1989. Doveva essere un giorno di festa a San Siro. Il Milan, fresco vincitore della Coppa dei Campioni, attendeva l’abbraccio dei suoi supporter in occasione della sfida casalinga di campionato contro la Roma. Invece fu un giorno di lutto.

Ore 12 meno un quarto: il giovane Antonio De Falchi, insieme a quattro altri tifosi giallorossi, era nei pressi del cancello 16 dello stadio quando venne avvicinato da un ragazzo che prima gli chiese se avesse una sigaretta e poi che ore fossero. Antonio nel dare la seconda risposta tradì il suo accento romano: il ragazzo capì che si trattava di un ‘nemico’ e chiamò altri trenta pseudo-tifosi rossoneri. Era un agguato. Il gruppetto dei romanisti iniziò a scappare ma Antonio non riuscì a fuggire e cadde a terra. Fu barbaramente aggredito e picchiato. L’intervento della polizia risultò inutile: il 19enne era morto d’infarto, per la paura. La tragedia lasciò il segno.

Due anni più tardi, il 21 aprile 1991, si verificarono scontri all’interno del Meazza, con lanci di fumogeni tra le due ‘fazioni’. Alcune persone decisero di lasciare l’impianto: una donna intenta a scappare nei corridoi venne colpita alla testa da alcune ‘panche’ lanciate dalle torri sovrastanti. Solo per miracolo non perse la vita.Da allora Milan-Roma è stata considerata una sfida delicata: non sono mancati momenti di tensione ma per fortuna non si sono più segnalati episodi così gravi.

La morte di De Falchi rappresentò “un fulmine a ciel sereno” perché non c’era alcuna particolare rivalità tra le due tifoserie e tantomeno fra le due società. Anzi la storia fra i club si è sempre intrecciata. Numerosi i protagonisti che hanno giocato e/o allenato su entrambe le sponde: basti pensare a Liedholm, Capello, Di Bartolomei, e Ancelotti, per citare alcuni casi. Personaggi di primissimo piano che hanno vissuto la loro vita calcistica sull’asse Milano-Roma creando un ideale legame. Forse anche per questo i capitolini mi sono sempre stati ‘simpatici’, e non solo per il regalo scudetto del campionato 1998/99 (il 3-1 alla Lazio aprì la rimonta tricolore del Milan di Zaccheroni). Mi ha sempre ‘attirato’ la passione del pubblico romanista, una passione viscerale e sincera, come quella che emanava la vecchia Curva Sud rossonera prima dello scioglimento della Fossa dei Leoni.

La riprova l’ho avuta il 25 Marzo 2014. Per la prima volta sono stato all’Olimpico, non per vedere la ‘mia’ squadra, bensì Roma-Torino. Un amico abbonato proprio alla Sud giallorossa, mi ha procurato un biglietto per la tribuna Tevere. Ho potuto constatare di persona il calore della gente nel fare il tifo per i propri beniamini nonché il suo essere genuino (proverbiali i “Mortacci tua!” e “Bucio de culo!”). Non mi sono per nulla sentito un milanista infiltrato, anzi mi sono ritrovato a gioire per il gol decisivo di Florenzi allo scadere. Probabilmente perché in fondo i fan di Milan e Roma sono estremamente vicini nel loro carattere popolare. E allora se non fosse per la fondamentale corsa all’Europa League mi verrebbe quasi da tifare Roma stasera. Quasi…

Giorgio Meroni

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