Lo Stato delle trattative e del bla bla bla. Il calcio malato fa parte di un paese malato

Nulla di nuovo sotto il sole. O sarebbe meglio dire sotto i fumogeni. Quanto avvenuto sabato sera prima della finale di Coppa Italia dentro e fuori dall’Olimpico ha fatto gridare allo scandalo istituzioni, sportive e non, oltre alla stragrande maggioranza dei cittadini italiani.

Come al solito non è mancata la corsa alle dichiarazioni sdegnate, alle promesse di nuove e dure leggi per fermare la violenza legata al mondo del calcio. Per l’ennesima volta. Un profluvio di parole, di bla bla bla alle quali fino ad oggi non hanno seguito fatti concreti. Già perché la colpa è prima di tutto dello Stato e delle forze politiche, della Figc, del Coni, incapaci di mettersi d’accordo per attuare riforme concrete ma pronte a sbraitare goffamente contro un nemico comune. In questo caso Genny a’ Carogna, che in un sol colpo è diventato l’unico responsabile dei mali del nostro Paese. Non si intende difendere il personaggio in questione, qualificato dalla sua a dir poco discutibile maglietta con la scritta ‘Speziale libero’ (Speziale è il tifoso del Catania condannato per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore di polizia Filippo Raciti).

Tuttavia la figura del supporter napoletano rappresenta bene il capro espiatorio scelto per nascondere responsabilità maggiori. Curioso poi che prima si tratti con lui per garantire il regolare svolgimento della partita e poi lo si additi come il diavolo. Un film già visto. La trattativa c’è stata. Lo ha confermato il giudice sportivo Tosel. Ma di cosa ci meravigliamo? A dispetto di alcune carte processuali, in passato lo Stato ha trattato con la mafia. Con la Mafia. Per porre fine allo stragismo del 1992/93. Manca la prova regina ma molti indizi fanno pensare che l’opposizione del giudice Paolo Borsellino all”accordo’ con la criminalità organizzata abbia accelerato la sua morte. Quale legittimazione può avere uno Stato che scende a patti con il ‘grande nemico’, combattuto solo a parole. L’Italia, non dimentichiamolo, è la “Repubblica delle stragi impunite”, senza colpevoli e della strategia della tensione, dei ‘misteri’. Non bisogna pertanto meravigliarsi se le frange più violente degli ultras, con una forte connotazione di estremismo politico, abbiano a poco a poco occupato le curve di tutti gli stadi. Si tratta di personaggi protetti dai club anzitutto e probabilmente con legami ad alti livelli. Anzi si potrebbe persino sostenere che siano stati creati dallo Stato, ora chiamato a fronteggiarli affidandosi alle forze di polizia, mandate allo sbaraglio…

Il mondo del pallone non va pertanto considerato un corpo estraneo alla società. E’ al contrario parte integrante di una società infetta e come tale portatrice di mali endemici. Non soltanto a livello di tifo. Basti pensare a Calciopoli e al calcioscommesse. E’ giusto condannare gli atteggiamenti di alcuni ‘tifosi’. Non bisogna però commettere l’errore di estrapolarli dal contesto nel quale si muovono indisturbato. Contesto degradato (leggasi corruzione e scandali in cui sono coinvolti molteplici esponenti politici) che consente ai tifosi stessi di difendersi e non accettare lezioni di morale da chi appare immorale e non in grado di risolvere i problemi dei cittadini (esemplare in proposito il comunicato della Curva Sud del Milan). La crisi dello sport più praticato è figlio della crisi italiana, una crisi che viene da lontano, da molto lontano…

Giorgio Meroni

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