Stagione 2013/14, le pagelle: Juve quasi da 10, Milan da 5

E’ calato il sipario sul campionato 2013/14 ed è tempo dunque di fare un bilancio sull’andamento delle squadre nel corso dell’annata calcistica. Ecco le pagelle.

JUVENTUS 9,5 – Conte e i bianconeri sono entrati nella storia centrando il terzo scudetto consecutivo (non accadeva dagli anni ’30) e battendo il record di punti a livello europeo (il precedente primato era del Benfica). Hanno letteralmente stracciato gli avversari senza mai dare la sensazione di poter cedere di fronte agli inseguitori. Resta l’amarezza per la prematura uscita dalla Champions League e la mancata qualificazione alla finale di E.League di Torino. Questa Juve aveva i mezzi per sfondare anche fuori dai confini nazionali: questione di episodi, ma soprattutto di mentalità. Cominciano a essere troppi 17 anni senza una vittoria in Europa. La società accontenterà Conte ingaggiando nuovi big (Cavani a formare un attacco stellare con Tevez e Llorente) o cambierà guida tecnica? Chi partirà tra Pogba e Vidal?

ROMA 8,5 – Per i giallorossi una sola grande sfortuna: trovare sulla propria strada la Juve dei marziani. Rudi Garcia ha creato un gruppo magico e dal punto di vista tecnico e dal punto di vista psicologico. In pochi mesi la Roma è ritornata ad essere competitiva come la compagine di Fabio Capello che nel 2001 vinse il titolo. I numeri sono del resto da primato. Il club ha operato alla meraviglia sul mercato vendendo Marquinhos, Lamela e Osvaldo e portando nella capitale, tra gli altri, Maicon, Benatia, Strootman e Gervinho. I presupposti per aprire un ciclo ci sono tutti. Unica avvertenza: ampliare la rosa per il doppio impegno campionato-coppa.

NAPOLI 7,5 – Una parte consistente di tifosi azzurri è rimasta delusa. Il sogno, non nascosto, era la vittoria del torneo. Juve e Roma si sono però dimostrate più continue. Gli uomini di Benitez hanno perso infatti i punti decisivi contro le piccole, mostrando una fragilità difensiva che in estate andrà corretta. Strepitoso il cammino nella fase a gironi di Champions: 12 punti contro Arsenal, Borussia Dortmund e Marsiglia non sono tuttavia bastati per passare il turno. Caso più unico che raro. L’Europa League invece era un’occasione da sfruttare. La Coppa Italia? Una consolazione. Il prossimo anno dovrà essere quello della consacrazione definitiva.

FIORENTINA 6,5 – Il percorso viola è sintetizzabile in una sola parola: peccato. Peccato per gli infortuni di Mario Gomez e Pepito Rossi, pesanti come macigni. Chissà quale sarebbe stato il destino dell’undici di Montella se i due uomini gol fossero stati sempre a disposizione del tecnico visto che Matri si è rivelato un flop. Ciò nonostante i toscani hanno raggiunto il quarto posto e la finale di Coppa Italia, dicendo addio all’E.L. soltanto di fronte alla Juventus. Da chiarire la situazione Cuadrado: i gigliati, privi del colombiano, perderebbero una buona percentuale del loro potenziale offensivo. Da migliorare il reparto arretrato, anello debole della catena.

INTER 6 – I nerazzurri sono partiti benissimo, al di sopra delle aspettative, per calare clamorosamente alla distanza. Mazzarri non è riuscito a dare la sua impronta: spesso all’Inter sono mancati il mordente e la cattiveria necessari per chiudere partite che sembravano già vinte. L’impatto di Hernanes non è stato certo devastante ma nel finale (caratterizzato dal brutto ko nel derby) qualche sprazzo di luce si è intravisto. Il club di Thohir, salutati gli eroi argentini del Triplete, dovrà ripartire da Kovacic, talento puro, da Icardi, di nuovo prolifico sotto porta e da Handanovic, spesso vero e proprio salvatore della patria.

PARMA 8,5 – Il bel gioco abita in provincia. Gli emiliani hanno divertito grazie al rigenerato Cassano, alla corsa di Biabiany, agli inserimenti di Parolo e al contributo realizzativo di Amauri. Merito della sapiente regia di Donadoni: fine tattico e grande psicologo (oltre a Cassano ha fatto rinascere anche un altro ex nerazzurro, Schelotto). Che sia giunta l’ora di allenare una big per l’ex centrocampista in grado di trascinare i suoi in Europa?

TORINO 8 – Una piacevole sorpresa. Ventura ha compiuto un capolavoro affidandosi a Cerci e Immobile, coppia favolosa tanto da guadagnarsi la convocazione ai Mondiali in Brasile assieme all’esterno tutto fare Darmian (scuola Milan). Difesa e contropiede la ricetta vincente dei granata. Il futuro? Dipende da Cerci e Immobile. Continueranno a indossare la maglia del Torino o tenteranno il grande salto?

MILAN 5 – La media è fra il 4 della fase iniziale (fino a gennaio) e il 6,5 della seconda, cioè da quando è arrivato Clarence Seedorf. L’olandese ha trovato i rossoneri a ridosso della zona retrocessione e li ha quasi condotti alla conquista di un posto in E.L. dopo il ko con l’Atletico e la bruciante sconfitta interna con il Parma a marzo. A distanza di 3 anni il Milan ha rivinto un derby grazie a De Jong, uno dei pochi a salvarsi in un’annata tribolata. Il tecnico è rimasto comunque inspiegabilmente (sul piano dei risultati) sulla graticola e l’esonero, a meno di clamorosi ribaltoni, appare scontato. Il rilancio della squadra non può prescindere dalle necessarie conferme di Rami e Taarabt, dalla grinta di De Jong e da altri acquisti: la rosa non è decisamente all’altezza. Infine un dubbio: questo Kakà è davvero indispensabile?

LAZIO 5 – Primi quattro mesi da incubo con Petkovic, esonerato a dicembre. Con Reja i biancocelesti hanno invertito la rotta cadendo sul più bello e fallendo così l’aggancio al piazzamento europeo a causa di una difesa a dir poco disastrosa: urge l’innesto di un centrale. Da applausi il rendimento di Candreva e positivo lo spazio concesso al giovane Keita.

VERONA 7,5 – Rivelazione insieme a Torino e Parma. Il girone d’andata è stato fantastico, poi è seguito un inevitabile calo dovuto alla partenza di Jorginho. Calo che non ha riguardato l’intramontabile Toni, assistito dall’estro di Iturbe e dalla verve di Romulo, chiamato in Nazionale da Prandelli. Iturbe saluterà la compagnia, destinazione Napoli o Roma. Mandorlini dovrà studiare soluzioni alternative per far sì che i suoi non finiscano di stupire.

Giorgio Meroni

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