Il declino del calcio italiano. L’analisi (1.a puntata)

di Enrico Leo

C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, nel quale il “voetbal italico” veniva definito “il più bello del mondo”. Molti giornalisti del settore, nonché forti bevitori di jagermeister e birra nei baretti delle redazioni suddette, sono ancora convinti di tutto questo. Addirittura lo considerano il più difficile del mondo.

Eppure, i risultati degli ultimi 15 anni in campo internazionale dovrebbero far capire una cosa sola ai lor signori intenditori: siamo un movimento totalmente al capolinea. Povero tecnicamente, povero tatticamente, poco fertile e strutturato a livello giovanile, arretrato: in poche parole non competitivo. Sotto tutti i punti di vista? Non voglio apparire disfattista, ma la risposta credo sia un bel e rotondo si.

A livello di club abbiamo le prove e le controprove. Undici anni or sono, l’epilogo tutto italiano di Champions League ci illuse. Molti critici, sempre loro ancora loro, avevano rialzato la testa, gonfiato il petto in fuori, srotolato i cartelli e intonato cori del tipo “i migliori siamo ancora noi”. Forse avevano dimenticato l’andamento delle nostre squadre in Europa nelle stagioni precedenti. Forse avevano dimenticato la figura tragicomica degli azzurri al mondiale nippo-coreano. D’altronde la memoria corta nel calcio è un must dei nostri tempi per non dire il maître à penser del giornalismo sportivo italiano, quando la situazione fa comodo.

Proviamo allora ad analizzare il quadriennio che si apre con il 1998/1999 e si chiude con il 2001/2002. In questo solo Parma e Lazio riescono a conquistare un trofeo continentale, rispettivamente la Coppa Uefa e la defunta Coppa delle Coppe. Entrambi i trionfi arrivano nel 1999. Non è un caso. In quel preciso istante storico, l’Italia vive la sua ultima fase d’autentico eldorado del futbol mondiale. Le “7 sorelle” sono in epoca di pieno splendore almeno a livello economico. Al contrario, a livello di risultati siamo all’inizio della fine. Prendiamo comunque in esame proprio l’annata 1998/1999. I risultati non sono malvagi, anzi. Tutto sommato il rendimento delle italiane è perfettamente in linea con il decennio precedente, inaugurato dalla vittoria del Milan in Coppa dei Campioni. La Juventus arriva in semifinale di Champions uscendo solo contro i futuri campioni del Manchester United al termine di un doppio scontro spettacolare e ricco di gol. In Coppa Uefa il Parma conquista la competizione dopo aver sconfitto in finale i giustizieri del Bologna in semifinale, quell’Olympique Marsiglia formato da gente del calibro di Blanc, Dugarry, Pires e Fabrizio Ravanelli. La Lazio di Eriksson mette le mani sull’ultima edizione della Coppa delle Coppe, grazie ai gol di Vieri e Nedved. I biancoazzurri la stagione dopo conquisteranno lo scudetto. Insomma all’albeggiare del nuovo secolo, nessuna anomalia. Tutto nella norma, come d’abitudine negli anni ‘90. Milan e Juventus nel decennio in questione raggiungono rispettivamente 4 e 3 ultimi atti continentali e anche la Sampdoria riesce ad arrivare sino in fondo alla Coppa dei Campioni. Correva l’anno 1992. A Wembley contro il Barcellona Ronald Koeman con una punizione potente e precisa regala il trionfo ai blaugrana, gettando nello sconforto i blucerchiati. E come dimenticare le cavalcate in Coppa Uefa di autentiche outsider come Torino, Genoa, Cagliari e il tris di trionfi dell’Inter nel 1991, 1993 e 1998, l’affermazione bianconera nel 1990 o la coppa sollevata al cielo da capitan Minotti nel Parma 1995, in entrambi i casi con finali fratricide contro Fiorentina e la stessa Juventus? Per non tacere della Coppa delle Coppe con il solito e solido Parma simpatia di Nevio Scala protagonista, ma anche Fiorentina e Vicenza in grado di far sognare i loro tifosi. Apostrofando e attualizzando Carlo V, sovrano di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1519 al 1556, il calcio italiano, dal 1988 al 1999 sembrava un impero sul quale non dovesse mai tramontare il sole. Citazione forte, forse abusata, ma che rende abbastanza l’idea.

Cosa è successo allora dopo il 1999? Non è facile provare a dare solo una chiave di lettura alla situazione. I motivi sono molteplici e variegati e svariano dall’imbarbarimento tattico del nostro campionato, all’abbandono dei settori giovanili dagli anni ’90 sino a praticamente l’altro ieri, proseguendo con il mancato potenziamento di alcuni settori collaterali al campo come il marketing e lo sfruttamento degli sponsor da parte delle nostre Società, ancorate ai diritti televisivi come unica e lauta fonte di guadagno e via dicendo. Da non dimenticare la mancata legge sugli stadi e in generale un certo disprezzo per le competizioni europee, che non siano la Champions, da parte delle nostre “corazzate”. Eppure una volta eravamo i migliori. Che cosa è successo? Su Calciodromo in varie puntate proveremo ad analizzare tutto questo. Perché vedere la nazionale perdere contro il Costa Rica o la Slovacchia, o vedere la Lazio ad esempio uscire contro il Ludogorets di turno, ha radici e motivazioni storiche solide e ben radicate.

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